Lo Stato pretende tutto dai militari. Ma quando deve rispettarli, rinvia.
10 Apr 2026
Editoriale a firma di Vincenzo Piscozzo
Unione Sindacale Italiana Finanzieri (USIF)
C’è una verità che il comparto Difesa e Sicurezza conosce troppo bene: i sindacati militari oggi sono riconosciuti sulla carta, ma ignorati nei fatti. Il personale in uniforme serve lo Stato con dedizione assoluta, ma quando si tratta di riconoscere i suoi diritti economici e operativi, troppo spesso si frena, si rinvia, si tollera solo la presenza formale.
Negli ultimi trenta giorni, la realtà ha parlato ancora una volta chiaro.
Il rinnovo contrattuale 2025-2027 per il comparto Sicurezza e Difesa è partito ufficialmente. Un passaggio che avrebbe dovuto segnare l’inizio di un confronto concreto. Invece, dopo pochi giorni, la trattativa si è arenata. Tavoli tecnici rinviati, incontri sospesi, tempi incerti. Il risultato? Il personale percepisce ancora una volta che la sua voce conta poco, mentre i sacrifici richiesti restano massimi.
Non è tutto: il 5 marzo 2026 la Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 25/2026, ha ribadito i gravi problemi costituzionali del pagamento differito e rateizzato del TFS. Rinviando la decisione finale al 14 gennaio 2027, la Consulta ha di fatto ricordato allo Stato che non si può continuare a far attendere i soldi dei lavoratori in uniforme, colpevoli solo di aver servito decenni lo Stato.
Questa situazione non è più sostenibile.
Il sindacalismo militare non può essere confinato a una facciata democratica. Non è un optional. Non è un abbellimento istituzionale. È una funzione essenziale per garantire efficienza, trasparenza e tutela di chi ogni giorno serve lo Stato a rischio e con impegno totale.
Ogni ritardo, ogni rinvio, ogni ascolto formale senza conseguenze sostanziali mina la fiducia, la motivazione e la dignità professionale. Il personale continua a garantire legalità, sicurezza, ordine pubblico, contrasto alla criminalità, gestione delle emergenze. E cosa ottiene in cambio? Rinvii sul TFS, contratti incerti, riforme calate dall’alto.
USIF dice basta.
- Basta avere sindacati di facciata.
- Basta rinvii sui diritti economici.
- Basta riforme decise sopra la testa del personale.
- Basta parole vuote su “specificità” e “dedizione” senza corrispettivi concreti.
Il tempo della tolleranza e delle mezze aperture è finito.
Se lo Stato vuole davvero Forze Armate e Forze di polizia moderne, efficienti e credibili, deve fare una scelta chiara: riconoscere ai sindacati militari non solo il diritto di esistere, ma il diritto di incidere realmente sulle decisioni che riguardano chi serve la Repubblica.
Altrimenti, tutto resterà una promessa tradita, e chi indossa la divisa continuerà a pagare con pazienza e sacrifici ciò che lo Stato è incapace di restituire nei fatti.
Il messaggio è semplice e inequivocabile:non più ascolti di facciata, non più rinvii, non più marginalizzazione.
Chi serve lo Stato deve essere rispettato, tutelato e ascoltato.
Tutto il resto è solo finta democrazia.
Vincenzo Piscozzo - Segretario Generale Unione Sindacale Italiana Finanzieri (USIF)











