LEGALITÀ E SICUREZZA NON SONO PAROLE. SONO IL CONFINE TRA LO STATO E IL CAOS

24 Feb 2026

Nella giornata di ieri, presso la prestigiosa sala riunioni del Tempio di Vibia Sabina e Adriano in Roma, una folta delegazione della Unione Sindacale Italiana Finanzieri ha partecipato al convegno “Legalità e sicurezza per il lavoro e lo sviluppo”, un momento di confronto di altissimo profilo istituzionale che ha visto la presenza di numerosi parlamentari, autorevoli esponenti della società civile e dei Segretari Generali delle principali organizzazioni sindacali delle Forze di Polizia.

È stato un confronto vero. Profondo. Necessario.

Si è parlato di legalità come architrave della convivenza civile, di sicurezza come presupposto imprescindibile dello sviluppo economico e di lavoro come espressione più alta della dignità umana.

Ma oggi, più che mai, emerge una frattura che non può e non deve essere ignorata.

Non è più tollerabile che la sicurezza sia un diritto giustamente invocato per la collettività, ma non pienamente garantito a chi, ogni giorno, quella sicurezza la costruisce, la difende e, troppo spesso, la paga sulla propria pelle.

Di grande rilievo l’intervento del responsabile politico del Dipartimento Difesa e Sicurezza della Unione Italiana del Lavoro, Benedetto Attili, che ha dichiarato senza mezzi termini: «Legalità e sicurezza sono parte integrante dell’infrastruttura di questo Paese. Significa riportare al centro il merito, anziché le scorciatoie. Ma non basta la repressione: serve la prevenzione, occorre agire a monte e non limitarsi a intervenire a valle del problema. E soprattutto, è necessario affermare un principio non più rinviabile: tutelare chi tutela, perché non può esistere sicurezza senza la sicurezza di chi la garantisce.»

Ai margini dell’incontro, il Segretario Generale Vincenzo Piscozzo ha affermato «Viviamo un tempo in cui leggiamo quotidianamente episodi di violenza, delegittimazione e aggressione nei confronti degli operatori in divisa. È necessario affermare con forza un principio tanto semplice quanto fondamentale: la nostra è un’attività lavorativa e, come tale, deve avere tutele adeguate. Non è più tollerabile che chi serve lo Stato non abbia le stesse garanzie di qualsiasi altro lavoratore. Servono norme nuove, norme che abbiano una reale funzione di deterrenza e che ristabiliscano un equilibrio psicologico, sociale e istituzionale. Perché tutelare gli operatori significa tutelare lo Stato stesso.»

La percezione di vulnerabilità degli operatori della Guardia di Finanza e delle altre Forze di Polizia produce effetti profondi: indebolisce il senso di appartenenza, incrina il patto fiduciario con le istituzioni e rischia di compromettere l’efficacia stessa dell’azione di presidio della legalità.

Uno Stato forte non è quello che chiede sacrificio.

È quello che protegge chi sacrifica.

L’USIF continuerà a battersi, con determinazione, credibilità e responsabilità, affinché la sicurezza non sia solo una missione. Ma diventi, finalmente, anche un diritto per chi la garantisce ogni giorno.

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